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Elettrostimolatore, guida completa: caratteristiche, tipologie, usi, controindicazioni, modelli migliori del 2019, prezzi, recensioni

È stato negli ultimi anni oggetto di diverse pubblicità che esaltavano gli aspetti positivi del suo utilizzo, decretandone un successo tale da farlo divenire un acquisto (quasi) irrinunciabile. Parliamo dell’elettrostimolatore. Ma cos’è esattamente? E come funziona? Si tratta di un apparecchio che stimola le contrazioni muscolari tramite impulsi elettrici a bassa frequenza: ciò in virtù del fatto che gli elettrodi applicati al corpo producono un campo elettrico capace di raggiungere le placche neuromotrici, e, quindi, di stimolare la contrazione del muscolo. Con lo stesso risultato di una contrazione creata dal sistema nervoso vero e proprio.

Diversi sono i tipi di correnti elettriche, così come diversi sono i risultati, in base alla regolazione delle variabili di intensità, frequenza, modello, durata dell’impulso, tempo di latenza: è possibile – come vedremo nel corso della trattazione – adoperare l’elettrostimolatore per sviluppare la forza o la massa muscolare, potenziare la velocità o la resistenza, lenire il dolore producendo l’effetto di un massaggio distensivo, migliorare l’estetica del proprio corpo. Assai versatile, infatti, è un dispositivo che trova applicazione in molti ambiti, in particolar modo in quello riabilitativo (effetto antalgico, antinfiammatorio, e recupero del trofismo muscolare), sportivo (recupero muscolare, allenamento atletico) ed estetico (dimagrimento, linfodrenaggio), grazie anche alla disponibilità di vari programmi, in memoria all’interno del dispositivo stesso: chi intende fare uso dell’elettrostimolatore, non ha che da scegliere il programma più indicato per le proprie necessità, e cominciare la seduta.

Dal momento in cui ha fatto il suo “debutto” – qualche decina di anni or sono – l’elettrostimolatore si è perfezionato sempre più, grazie ad un costante sviluppo tecnologico, dando luogo ad un’offerta davvero ricca. Ciò, se da un lato ha permesso di rispondere alle diverse e variegate esigenze, ha, dall’altro, generato un po’ di confusione al momento della scelta, ragion per cui, prima di procedere all’acquisto, è opportuno seguire alcuni ed importanti criteri. Rimandando l’analisi di questo aspetto alla sede specifica, cominciamo la nostra trattazione illustrando le origini dell’elettrostimolazione, origini che risalgono a molti secoli fa: si tratta, infatti, di una tecnica adoperata già nei tempi antichi, seppure a livello rudimentale.

Cenni storici sull’elettrostimolazione

Sin dai tempi remoti all’uomo erano conosciute le proprietà terapeutiche ed i benefici delle correnti elettriche, di cui si faceva uso adoperando alcuni elementi naturali, quali minerali o prevalentemente animali. I Romani, difatti, si servivano delle torpedini per curare alcune malattie, come la gotta, e ciò in quanto detti pesci, tra le pinne pettorali ed il capo, hanno due organi elettrici che rilasciano scariche elettriche di elevata intensità: una caratteristica, questa, utilizzata per bloccare le proprie prede, o per difendersi da eventuali predatori.

Fu Luigi Galvani che effettuò, nel 1791, i primi esperimenti sulla contrazione muscolare negli animali, cercando di conoscere le reazioni provocate dalle scariche elettriche sul nervo degli animali stessi.  I suoi studi furono portati avanti da diversi altri studiosi: De Boulogne, che identificò i punti motori di stimolazione realizzando i primi elettrodi trans-cutanei (1820), Faraday, che si dedicò all’elettromagnetismo (1831), e Weiss, che aprì la strada ai concetti di quantità di corrente, tessuto muscolare, ed unità di tempo (1902). È tuttavia a Lapicique che si deve l’introduzione dei due parametri fondamentali dell’elettrostimolazione, ossia Cronassia e Reobase. Il primo parametro indica l’intensità minima che deve avere una corrente elettrica, necessaria perché si verifichi la contrazione di un muscolo con la stimolazione di un nervo; intensità, questa, che è doppia nella Reobase.

A cavallo tra il XIX ed il XX secolo, importanti progressi tecnologici resero possibile l’uso dell’elettrostimolazione a livello terapeutico nel trattamento di varie patologie, specie del dolore. Per le prime applicazioni di questa metodica fisioterapica in campo sportivo, è necessario invece attendere la metà del XX secolo, con M. Kotz e le omonime correnti, anche dette russe di tipo sinusoidale.

Questo breve excursus storico termina con i giorni nostri e con l’utilizzo dell’elettrostimolatore da parte non solo di atleti professionisti e di personaggi dello spettacolo in virtù dei benefici estetici offerti, ma anche di semplici amatori. Situazione, quest’ultima, che richiede la necessità di mettere in evidenza un uso corretto e coscienzioso dell’elettrostimolatore stesso: il corpo umano risponde in modo diverso e soggettivo alle sollecitazioni che riceve, ragion per cui si impone un parere medico prima di qualunque utilizzo, senza ricorrere a pericolosi “fai da te”.

Elettrostimolatore: le caratteristiche

Come anticipato, l’elettrostimolazione è una tecnica tesa a stimolare la placca motrice del muscolo tramite l’uso di un apposito apparecchio – l’elettrostimolatore appunto – che genera impulsi elettrici attraverso una serie di elettrodi applicati con specifici adesivi sul corpo del paziente. Detti impulsi elettrici, a bassa frequenza, fanno in pratica contrarre il muscolo in modo simile a quanto avviene durante un allenamento in palestra: i risultati ottenibili saranno diversi a seconda dei parametri dell’impulso (frequenza, durata e intensità), rispondendo a quelle che sono le specifiche necessità di chi ne fa uso.

Pratico e sicuro (non c’è rischio di alcuna scossa), l’elettrostimolatore non è dannoso se adoperato seguendo determinati criteri e da personale qualificato: un fisioterapista, un fisiatra, un massofisioterapista, un medico riabilitativo. Questo è il motivo per il quale, come accennato poc’anzi, se l’utilizzatore non è uno specialista, ma un “dilettante”, è assolutamente necessario avere almeno una preparazione scientifica, e dunque rivolgersi ad un medico prima di cominciare ad utilizzare un elettrostimolatore.

Detto questo, e premesso che l’elettrostimolazione ha un’efficacia strettamente legata alla qualità dell’apparecchio utilizzato, alla giusta applicazione degli elettrodi, ed alla scelta del giusto programma, bisogna dire che il mercato oggigiorno offre infinite soluzioni, soluzioni che però in taluni casi si rivelano del tutto “ingannevoli”, perché associate a definizioni che non hanno nulla a che fare con l’elettrostimolazione in sé e per sé.

La scelta di un elettrostimolatore – come vedremo meglio in seguito – non dovrà basarsi sul design di un modello piuttosto che di un altro, bensì sui programmi pre-installati nell’elettrostimolatore stesso, programmi che si sostanziano essenzialmente in tre categorie: Sportiva (la più diffusa), Estetica (suddivisa in rassodamento, tonificazione, lipolisi e drenaggio) ed Infortunio (programmi antalgici, onde TENS). L’interfaccia del software che imposta i diversi programmi è agevole da leggere, grazie ad un display; ciò che invece risulta più complicato è comprendere quale sia il migliore elettrostimolatore per sé stessi, in quanto ogni individuo ha fibre muscolari dalle caratteristiche ben distinte da quelle di un altro: le fibre muscolari, difatti, non sono tutte uguali.

Rimandando la trattazione di questo specifico argomento – così come quello dei programmi, analizzati con maggiori dettagli – ai paragrafi che seguono, sottolineiamo in questa sede che l’elettrostimolatore funziona con batterie, ma anche ad alimentazione: l’autonomia può variare dalle  3 alle 20 ore, a seconda del tipo di apparecchio scelto.

Solitamente gli elettrostimolatori hanno due o quattro canali di uscita, raggiungendo anche il numero di sei nei modelli maggiormente professionali. Detti canali – che differenziano le uscite degli impulsi elettrici – “corrispondono” ai muscoli su cui si intende lavorare: con due soli canali è possibile stimolare solo un gruppo muscolare, con quattro, invece, si possono stimolare contemporaneamente ben due gruppi muscolari.

A ciascun canale di uscita va collegato l’elettrodo, da posizionare sul muscolo da trattare, in genere una coppia di elettrodi per ogni canale. Talora è possibile sdoppiare un singolo canale adoperando cavetti sdoppiatori. Attenzione però, perché in questo modo è possibile stimolare il muscolo da più angolazioni, ma non due diversi gruppi muscolari, e ciò in quanto a ciascun canale di uscita “equivale” un controllo dell’intensità dell’impulso (un tasto che permette di modificare manualmente l’intensità). La predetta intensità dell’impulso va adattata al muscolo su cui lavorare, laddove invece la frequenza e la lunghezza d’onda sono pre-impostate all’interno dei programmi, e non richiedono l’intervento manuale da parte di chi sta adoperando l’elettrostimolatore.

Tra le caratteristiche del dispositivo in esame, è opportuno che vi sia la conformità agli standard europei o internazionali; se non è possibile reperire informazioni in merito sulla confezione del prodotto o all’interno del foglietto illustrativo, bisogna verificare la presenza del simbolo CE. Così come degli standard applicati sia all’ambito sportivo che a quello paramedico.

Principi di base dell’elettrostimolazione: i tipi di fibre muscolari

Prima di concentrare la nostra attenzione sui criteri di scelta e sull’utilizzo di un elettrostimolatore, è il caso di dare alcune nozioni basilari a chi si avvicina, da “autodidatta” a questo apparecchio.

Contrariamente al passato, infatti, quando l’elettrostimolazione era esclusivo appannaggio di professionisti dello sport o di fisioterapisti, oggi questa tecnica è largamente accessibile, incontrando l’interesse di chi desidera mantenersi in forma, ad esempio, ma conduce una vita per lo più sedentaria. C’è da dire, però, che conseguire i migliori risultati attraverso l’uso di un elettrostimolatore non sempre risulta agevole, date le diverse opportunità di impiego offerte da detto dispositivo, ed i manuali in dotazione, che dovrebbero essere di aiuto per questa necessità, sono ardui da comprendere, poiché danno “per scontate” alcune conoscenze di base. Ma quali sono queste conoscenze di base? Esse si concretizzano, sostanzialmente, nelle diverse tipologie di fibre muscolari – cui abbiamo accennato nel paragrafo precedente – “tematica” che potrebbe rappresentare un “freno” a coloro i quali intendono per la prima volta fare uso di un elettrostimolatore.

Senza entrare “nel vivo” della materia, ma limitandoci a fornire, appunto, quelli che sono i principi essenziali, evidenziamo che le fibre muscolari non sono tutte uguali, ma possono essere classificate in tre gruppi:

  • Fast Twitch Fiber type A (FT – fibre veloci tipo A), cioè fibre bianche, che permettono le contrazioni rapide-resistenti, a metabolismo ossidativo glicolitico;
  • Fast Twitch Fiber type B (FTR), ossia fibre sempre bianche, ma che permettono contrazioni esplosive, a metabolismo anaerobico;
  • Slow Twitch Fiber (ST – fibre lente), cioè fibre rosse, resistenti, a metabolismo aerobico.

Fatta questa classificazione, dobbiamo poi sottolineare che fibre bianche e fibre rosse hanno una percentuale variabile da muscolo a muscolo, e che, in base a ricerche scientifiche, sono necessarie determinate frequenze per stimolare le diverse fibre muscolari, frequenze che riportiamo qui di seguito:

  • 25/30 Hz per le fibre rosse;
  • 40/50 Hz per le bianche di tipo A;
  • 75/80 Hz per le bianche di tipo B.

Una distinzione, questa, di indubbia utilità qualora si decida di personalizzare i programmi del proprio elettrostimolatore.

Ricapitoliamo con la seguente tabella:

Tipologia fibra muscolare Caratteristiche Frequenze di stimolazione
Fast Twitch Fiber type A (FT) Fibre veloci tipo A: fibre bianche – contrazioni rapide/resistenti – metabolismo ossidativo glicolitico 40/50 Hz
Fast Twitch Fiber Type B (FTR) Fibre bianche – contrazioni esplosive – metabolismo anaerobico 75/80 Hz
Slow Twitch Fiber (ST) Fibre lente: rosse – resistenti – metabolismo aerobico 25/30 Hz

Come scegliere un elettrostimolatore: i criteri di riferimento

La scelta di un elettrostimolatore è strettamente dipendente da quelle che sono le proprie esigenze e dai benefici che ci si aspetta di ottenere avvalendosi di detto apparecchio. I motivi che spingono a servirsi dell’elettrostimolazione possono infatti essere i più svariati, andando, ad esempio, dalla necessità di tonificare la muscolatura a seguito di un periodo forzato di inattività, a quella del recupero del tono muscolare per via di un infortunio, a quella ancora della semplice definizione della muscolatura. Conoscere gli obiettivi che ci si prefigge di raggiungere con l’elettrostimolatore è di fondamentale importanza per evitare di acquistare un dispositivo poco specializzato o specializzato in altro.

Se invece si è alla ricerca di un prodotto dalle “più risposte”, che possa cioè fronteggiare più “richieste”, allora sarà il caso che il proprio elettrostimolatore abbracci tutti e tre i campi di applicazione esistenti: quello sportivo, quello riabilitativo, e quello estetico.

Le categorie principali di programmi sono infatti quelle relative ai predetti campi di applicazione, e da questo punto di vista il numero di programmi disponibili fa la differenza, nel caso si debbano soddisfare più necessità: un buon elettrostimolatore è quello che mette a disposizione almeno una decina di programmi.

Rimandando al paragrafo seguente la trattazione più specifica dei diversi campi in cui l’elettrostimolazione può trovare attuazione, mettiamo in questa sede in evidenza che oltre al numero di programmi presenti in un elettrostimolatore, un’altra caratteristica importante da tenere presente al momento dell’acquisto è quella rappresentata dai canali di uscita –già precedentemente citati – che costituiscono le vie di trasmissione degli impulsi (se si decide per un dispositivo con due canali, si può stimolare solo un gruppo muscolare, con quattro, invece, si possono stimolare contemporaneamente due gruppi muscolari). Così come analoga importanza riveste l’esistenza di un display retroilluminato, utile in caso di utilizzo dell’apparecchio in tarda serata, o di notte, quando potrebbe risultare difficile la lettura dei dati.

Di rilievo, tra i criteri a cui riferirsi prima di procedere alla scelta di un elettrostimolatore, è ovviamente, la presenza della garanzia del prodotto, in quanto un buon apparecchio dovrebbe essere garantito per almeno 12 mesi.

Indipendentemente, poi, dalle motivazioni sottese all’acquisto di un elettrostimolatore, è il caso che esso offra più livelli di intensità possibili, perché possa essere del tutto regolabile e personalizzabile.

I diversi campi di applicazione

Assai versatile, l’elettrostimolatore consente di essere adoperato in più contesti, come or ora anticipato.

Il campo maggiormente diffuso è quello dello sport, campo nel quale l’apparecchio in oggetto allena il muscolo in maniera intensa e senza sforzo cardiaco, riducendo al massimo gli affaticamenti tendinei. Bisogna tuttavia, al riguardo, fugare un dubbio, chiarendo che l’elettrostimolatore non è affatto un sostituto dell’esercizio fisico, ma un suo valido “complemento”: non si può quindi pensare di abbandonare l’attività sportiva, adoperando esclusivamente ed intensamente detto dispositivo, con la pretesa di risultati apprezzabili. Così come, un altro dubbio che va eliminato è quello relativo alla presunta facilità del trattamento legato all’elettrostimolazione: è sì vero che una seduta di mezz’ora è di certo meno spossante di una corsa della stessa durata, ma bisogna tenere presente che i muscoli sono comunque “al lavoro”.

Questi i principali utilizzi dell’elettrostimolazione nella pratica sportiva:

  • massimizzazione della forza;
  • riscaldamento di un muscolo prima dello sforzo;
  • completamento della preparazione atletica;
  • mezzo di recupero dopo un infortunio;
  • miglioramento dell’apprendimento motorio e del reclutamento muscolare, così come dell’elasticità e del tono.

In ambito riabilitativo, l’efficacia dell’elettrostimolazione è stata ampiamente provata, contribuendo al recupero della funzionalità dopo infortuni di tipo muscolare: il suo utilizzo, in tal caso, è di tipo antidolorifico, in virtù della funzione decontratturante dell’impulso – se impostato in un certo modo – che aiuta ad alleviare il dolore muscolare.

Dal punto di vista estetico, infine, l’elettrostimolatore – rivolto a coloro i quali intendono migliorarsi esteticamente – agevola il processo di definizione del muscolo, la sua tonificazione, le attività di drenaggio, di rilassamento e di lipolisi. Il dispositivo in oggetto, a cui è associata solitamente una cintura (o fascia) addominale, è adoperato, nello specifico, per dimagrire, rassodare e combattere l’inestetismo della cellulite. Soffermandoci in particolare su quest’ultima, evidenziamo come l’elettrostimolatore si riveli un valido alleato, di “supporto” a costante esercizio fisico, corretta idratazione, eliminazione del fumo, riduzione di caffè ed alcol, e calo del peso, qualora necessario. Collocando gli elettrodi sulle cosce o sui glutei, si verifica il passaggio di una corrente elettrica – assolutamente non pericolosa – che “incentiva” lo scioglimento del grasso, provocando la rottura delle molecole di adipe. Ciò provoca la fuoriuscita degli acidi grassi e delle altre sostanze all’interno delle molecole, che il ciclo linfatico provvederà poi ad eliminare.

Altri trattamenti estetici realizzabili attraverso l’elettrostimolazione sono i seguenti:

  • riduzione della linea complessiva del corpo, specie in abbinamento al classico allenamento in palestra;
  • modellamento di determinate zone del corpo (quali braccia o fianchi, ad esempio), attraverso un programma specifico di scioglimento dei grassi ed accelerazione del metabolismo;
  • tonificazione di parti del corpo rilassatesi a seguito di una dieta dimagrante;
  • tonificazione dei muscoli per “foggiare” il corpo.

Come usare un elettrostimolatore

Per usare un elettrostimolatore è necessario applicare correttamente sul corpo gli elettrodi collegati all’apparecchio principale, e regolare poi frequenza, intensità e durata dell’impulso elettrico. Ecco, nel dettaglio, la procedura da seguire:

  • scegliere il gruppo muscolare che si desidera allenare;
  • applicare gli elettrodi al muscolo – prestando attenzione alle istruzioni per un corretto funzionamento – ed accendere l’elettrostimolatore, selezionando il programma di interesse;
  • regolare l’intensità degli impulsi elettrici, sino ad avvertire la stimolazione dell’impulso stesso. Se non si avverte alcuna contrazione muscolare, aumentare pian piano l’intensità.

In merito ai programmi utilizzabili con un elettrostimolatore, generalmente gli apparecchi di questa tipologia disponibili in commercio prevedono i seguenti:

  • Sport ((Riscaldamento, Forza, Resistenza aerobica, Forza resistente, Forza esplosiva, Recupero, Capillarizzazione, Decontratturante);
  • Estetica (Rassodamento, Tonificazione, Lipolisi, Drenaggio);
  • Infortuni (Programmi antalgici – onde TENS)

Ogni programma dura in media dai 20 ai 45 minuti, con la giusta pausa tra fasi di contrazione e di recupero. Le sedute settimanali, solitamente, vanno da 2 a 4, in base a quello che è l’obiettivo da raggiungere. A questo proposito, le guide con cui sono venduti gli elettrostimolatori consigliano specificamente in merito; non bisogna però assolutamente trascurare il parere del medico, che è al corrente della determinata e soggettiva condizione fisica di chi fa uso di apparecchi di tal genere. Un’altra notazione importante riguarda il fatto che i muscoli vanno stimolati in coppia (ad esempio entrambi i bicipiti), nella stessa misura ed armonia.

Consigli per un corretto uso

Perché l’utilizzo dell’elettrostimolatore avvenga nel modo corretto, è opportuno seguire alcuni e indispensabili consigli, tenendo conto che come con l’allenamento, anche con l’elettrostimolazione esiste un momento maggiormente appropriato per eseguire i trattamenti ad essa relativi. Ecco di seguito elencati i suggerimenti a cui prestare attenzione:

  • abbinare sempre un po’ di stretching all’uso dell’elettrostimolatore, perché così facendo, il muscolo risulterà già riscaldato, e si eviteranno seccanti problematiche, come strappi muscolari ad esempio;
  • non lavorare su muscoli tesi, “stressati” o dolenti;
  • fare attenzione al posizionamento degli elettrodi, creando armonia nella stimolazione dei muscoli (l’argomento verrà ripreso più approfonditamente di qui a breve);
  • non esagerare con l’intensità, ma iniziare il trattamento per gradi, senza andare oltre il limite di sopportazione;
  • seguire le istruzioni in dotazione con l’elettrostimolatore per stabilire durata ed intensità dello stimolo;
  • verificare che l’apparecchio acquistato sia certificato rispettando le norme CEI 601-1-2 per la compatibilità elettromagnetica e CEI 601-1 in relazione ai dispositivi elettromedicali.
  • se si adopera l’elettrostimolatore come parte del proprio allenamento (allenamento che infatti non deve considerarsi sostitutivo, bensì complementare, nel senso che va associato all’attività fisica), è opportuno decidere assieme al proprio allenatore su quali muscoli concentrarsi.
  • prediligere abbigliamento sportivo, ossia pantaloncini corti quando si lavora sulle gambe, e t-shirt leggera quando invece si lavora sulla schiena o sugli addominali, abbigliamento, questo, leggero e che non intralcia i movimenti.

Accessori: in particolare, gli elettrodi

Costituiscono i primi accessori dell’elettrostimolatore, anche se, in effetti, sono “parte integrante” dell’apparecchio stesso, che, senza di essi, non potrebbe essere adoperato. Parliamo degli elettrodi, citati diverse volte nel corso della trattazione ed ora trattati più nel dettaglio.

Conduttori con la “mansione” di trasmettere gli impulsi elettrici a bassa frequenza ad un determinato muscolo, e assolutamente necessari affinché l’elettrostimolatore svolga sempre la sua funzione correttamente, gli elettrodi si dividono in due grandi categorie: gli autoadesivi e i pregellati. Gli autoadesivi sono semplicissimi da applicare, è sufficiente infatti togliere la pellicola che li ricopre e collocarli sulla zona interessata: pur assicurando una maggiore tempestività nell’applicazione, ed una perfetta aderenza, possono tuttavia lasciare residui difficili da eliminare, ragione, questa, che spinge a preferire quelli pregellati. Il nome lascia facilmente intuire che si tratta di elettrodi già gellati, che dunque aderiscono in maniera impeccabile.

Sia gli elettrodi autoadesivi che quelli pregellati si suddividono ulteriormente in monouso e riutilizzabili. Quelli monouso, come è ben comprensibile, possono essere adoperati solo una volta, mentre quelli riutilizzabili sono caratterizzati da una maggiore durata e quindi possono essere adoperati per più sedute.

La scelta tra l’uno o l’altro tipo è strettamente dipendente dall’utilizzo che si fa dell’elettrostimolatore: se si eseguono più sedute giornaliere, si suggerisce di optare per gli elettrodi riutilizzabili, anche per fattori economici, se invece non si fa un uso frequente dell’apparecchio in oggetto (ad esempio solamente in presenza di qualche dolore fisico), la soluzione ideale è quella tesa all’acquisto degli elettrodi monouso. Nulla toglie, ovviamente, che si possa decidere in tal senso anche in presenza di più sedute giornaliere.

Nell’ambito degli elettrodi autoadesivi, bisogna poi valutare il tipo di attacco. Tra i più comuni abbiamo quelli a bottone e quelli a clip: la sola differenza sta nell’attacco, per cui si tratta di prodotti adatti esclusivamente per quegli elettrostimolatori che presentano la stessa caratteristica. Ciò vuol dire che se si opta ad esempio per gli elettrodi a clip, è necessario prima controllare che il proprio dispositivo sia dotato dello stesso attacco, in caso contrario non sarà “compatibile”.

Di forma rettangolare, rotonda o quadrata, l’elettrodo non va poi trascurato nelle dimensioni: se si vuole adoperarne uno per il viso, a titolo esemplificativo, non ne andrà acquistato uno troppo grande, ma ci si dovrà orientare per un formato “mini”.

Ma gli elettrodi vanno bene per ogni elettrostimolatore? Assolutamente no, e non è un caso che specifici brand vendano i loro elettrodi suggerendone l’utilizzo esclusivo con prodotti della stessa casa. Elettrodi originali, dunque, dal costo ovviamente superiore. Se si desidera risparmiare, però, è possibile decidere per quelli universali, adoperabili per ogni elettrostimolatore, di qualunque marca e modello.

Dove posizionare gli elettrodi

Uno dei quesiti più frequenti riguardo agli elettrodi è il loro posizionamento. Va sottolineato, in merito, che ogni manuale di istruzioni indica la loro collocazione a seconda della zona del corpo su cui lavorare e del beneficio che si intende raggiungere. Qualora le istruzioni stesse si rivelassero insufficienti, o poco esaustive, i brand più noti rimandano per chiarimenti al proprio sito internet, che mette a disposizione immagini e video illustrativi in riferimento. Negli elettrostimolatori più avanzati, inoltre, compare sul display un’immagine relativa alla corretta posizione degli elettrodi, in base al trattamento scelto ed alla superficie del corpo da trattare. Ed ancora, sempre negli apparecchi di ultima generazione, sul display lampeggia l’immagine dell’elettrodo sino a quando quest’ultimo non sarà posizionato nel modo giusto.

Fermo restando quanto detto, gli elettrodi vanno sistemati solo dopo aver raggiunto quella che sarà la posizione che si manterrà durante tutto il trattamento, per evitare eventuali spostamenti. Essere precisi e scrupolosi nell’applicazione influenzerà in modo considerevole il risultato del trattamento stesso.

Esistono, poi, elettrodi già collocati, in modalità fissa, all’interno delle cinture addominali, cosa che si rivelerà utile in caso di utilizzo esclusivo in questa zona del corpo.

Suggerimenti per un corretto utilizzo degli elettrodi: gli errori da evitare

Perché gli elettrodi durino a lungo, è necessario osservare qualche piccolo accorgimento, evitando di commettere errori che comprometterebbero la loro efficacia. Ecco i consigli da seguire con attenzione:

  • attaccare e staccare correttamente gli elettrodi. Non bisogna staccarli tirando il cavo – per evitare una probabile rottura – né toccare l’area in cui il conduttore è coperto da gel, il che provocherebbe un utilizzo di minore durata;
  • non attaccare e staccare gli elettrodi qualora non sia strettamente necessario, perché ciò deteriorerebbe il loro film autoadesivo, precludendone un riutilizzo per più volte;
  • posizionare gli elettrodi sulla pelle sempre pulita ed asciutta, possibilmente senza peli o con peli radi;
  • non lasciare incustoditi gli elettrodi, ma conservarli nell’apposito sacchetto, per impedire che polvere ed agenti atmosferici possano comprometterne il regolare funzionamento.

Manutenzione e ricambi degli elettrodi

Come vedremo più approfonditamente nel paragrafo che segue, quando non mostrano più una perfetta aderenza alla pelle, gli elettrodi possono essere “rivitalizzati” tramite l’utilizzo del gel apposito. Si consiglia, tuttavia, di procedere alla loro sostituzione almeno una volta al mese (ma bisogna in ogni caso tener presente il tipo di pelle, la pulizia, l’eventuale presenza di peli o creme), e comunque, se possibile, abbastanza frequentemente: per non pregiudicare l’efficacia dell’elettrostimolatore e del trattamento iniziato.

Nel momento in cui gli elettrodi cominciano ad evidenziare segni di deterioramento, vanno sostituiti. Come rendersi conto del momento giusto? Dalla comparsa di una sensazione un po’ sgradita durante l’utilizzo dell’elettrostimolatore, nel preciso punto in cui è collocato l’elettrodo. Fermo restando detta sensazione, l’elettrodo va in ogni caso sostituito se è sporco o se il gel appare in cattive condizioni.

Pur essendo disponibili in commercio elettrodi universali, cioè adatti per ogni marca di elettrostimolatore – come abbiamo visto precedentemente – si suggerisce sempre di acquistare ricambi di elettrodi del medesimo brand del proprio apparecchio, anche dal punto di vista delle possibili garanzie future.

Altri accessori

Dopo esserci occupati degli elettrodi, consideriamo ora gli altri accessori dell’elettrostimolatore. Partiamo dal gel, che trova il suo utilizzo nel momento in cui gli elettrodi non aderiscono più perfettamente alla pelle: il gel, infatti, “rigenera”, “rinnova”, detti accessori, dando loro conduttività e rendendoli di nuovo “appiccicosi”.  Ovviamente, esso non può essere utilizzato “sine die”, perché prima o poi gli elettrodi andranno sostituiti.

Usare del gel per elettrostimolatore è molto semplice: basta metterne un po’ sulla parte dell’elettrodo che deve aderire alla pelle, dopo di che esso andrà steso servendosi di un cotton fioc, così da essere omogeneo. Quindi si procede all’applicazione dell’elettrodo sulla zona del proprio corpo che si desidera.

Ma il gel è indicato per tutti i tipi di elettrodi? La risposta non è univoca, dal momento che in commercio esistono gel che possono essere utilizzati per ogni specie di elettrodi – sia autoadesivi che pregellati – così come gel indicati solo per alcune tipologie di questo accessorio. Ragion per cui bisogna verificare che il gel per elettrostimolatore a cui si è interessati sia ideale per gli elettrodi che si stanno in quel momento adoperando. Il suggerimento, al riguardo, è quello di optare per un gel universale, qualora si desiderasse cambiare tipo di elettrodo.

Oltre al gel, tra gli accessori dell’elettrostimolatore troviamo i cavi sdoppiatori – già menzionati in precedenza – e le fasce conduttive, per coloro i quali hanno bisogno di una più omogenea distribuzione degli impulsi elettrici. Disponibili in misure dalle diverse circonferenze, si adattano ad ogni, soggettiva necessità.

Ed infine citiamo la cosiddetta penna cerca-punti, che, dall’aspetto di una classica penna, è adoperata per posizionare in modo corretto gli elettrodi e migliorare il comfort e l’efficacia dell’elettrostimolazione.

Elettrostimolatore addominale: per mantenere un addome piatto

Quello di un addome piatto e scolpito è il sogno di molti, ma per raggiungere questo risultato occorrono tanta attività fisica e una corretta alimentazione. L’elettrostimolatore, difatti, da solo non basta, è indicato per mantenere tonici i muscoli quando non è possibile allenarsi, ed è di supporto all’allenamento, ma non può assolutamente sostituirsi ad esso. Non può scolpire gli addominali perché agisce per “contrazione involontaria”, e non per “contrazione volontaria”, la quale ultima si attiva proprio quando effettuiamo un comune esercizio, come i classici piegamenti sulle braccia. Nel fare esercizi come questo, si compie uno sforzo, che permette di stimolare un maggior numero di fibre, e ciò “provoca” una crescita muscolare. Situazione, questa, che manca nella contrazione involontaria.

In poche parole, l’elettrostimolatore non darà quell’effetto “tartaruga” a cui tanti anelano, , tanto meno, farà dimagrire, perché il dimagrimento localizzato non esiste e diversi studi scientifici ne hanno dato prova. Si tratta di falsi miti, promesse non veritiere, al solo scopo di pubblicizzare il prodotto, attirando coloro i quali “non masticano” molto dell’argomento.

Fatta questa breve, necessaria, premessa, torniamo all’elettrostimolatore addominale, chiamato anche cintura o fascia addominale. Prima di illustrane le caratteristiche, va evidenziato che i muscoli della cintura non sono solo i retti addominali, bensì anche il lombare, il traverso e gli obliqui: nell’allenamento e nell’utilizzo di un elettrostimolatore di questa tipologia è necessario lavorare su ciascuno di essi.

Facile da indossare e da adoperare, la cintura addominale si rivela utile per mantenere la tonicità dell’addome, e per servirsene al termine di un programma di allenamento, allo scopo di sfruttare pienamente le capacità di stimolazione. Determinati modelli, poi, prevedono anche la possibilità di massaggiare l’addome, per un effetto rilassante.

Al momento dell’acquisto di una cintura addominale, è necessario valutare alcuni fattori:

  • la circonferenza massima a cui si può accomodare la fascia. In merito va detto che le cinture sono confacenti sino ai 130/140 cm, con un minimo di 70 cm;
  • il tipo di chiusura, precisando in merito che sarebbero da preferire le cinture con chiusura a velcro, più resistente e dalla maggior facilità di utilizzo;
  • il display, che deve essere chiaro e di facile comprensione , e il numero di programmi, dato, quest’ultimo, di indubbia importanza. In linea generale, tuttavia, ogni cintura presenta 4/5 trattamenti ad intensità variabile.

Oltre alle cinture, troviamo anche i fogli adesivi elettrostimolanti, nuovi stimolatori per addominali che svolgono la stessa funzione delle prime, con la differenza, però, di offrire un maggior senso di libertà. Non presentano alcuna fascia attorno al girovita, ed essendo tra l’altro molto sottili, possono essere indossati in tutta tranquillità sotto gli abiti, senza il rischio di essere notati.

Segnaliamo, da ultimo, l’elettrostimolatore muscolare multifunzione, che, diversamente dalla fascia addominale, permette di effettuare un maggior numero di trattamenti, non circoscritti esclusivamente alla zona addominale.

Elettrostimolatore per i glutei

Come l’addome, anche i glutei costituiscono un punto “critico” del corpo, soprattutto di quello femminile, un punto delicato, che non sempre è come si desidererebbe, alto e sodo. Talora un po’ abbondante, poco tonico, o con qualche chiletto di troppo, può migliorare, grazie all’elettrostimolatore, che però non va inteso come unico mezzo di risoluzione del “problema”. Detto apparecchio infatti, come già precedentemente sottolineato, integra, ma non sostituisce, un regolare allenamento e una corretta alimentazione; è, in altri termini, un valido aiuto, che non può “riparare ai danni” causati da un vita eccessivamente sedentaria e da sregolatezze alimentari, né, tantomeno, può svolgere la maggior parte del lavoro al nostro posto. Questo non vuol dire che è necessario mettere totalmente al bando pizza o gelato, ma solo limitare il consumo di questi alimenti; così come non vuol dire che bisogna improvvisarsi sportivi “doc”, essendo sufficienti semplici ma costanti esercizi, da svolgere anche all’interno della propria abitazione (come gli affondi, ad esempio).

In merito alle tipologie di elettrostimolatori per i glutei, in commercio ne esistono di specifici per il corpo femminile, oppure dall’effetto tonificante alla portata di tutti, o ancora, multifunzione, da adoperare non solo per rassodare o tonificare, ma anche quale trattamento antidolorifico o medicale.

L’elettrostimolatore per i glutei, infatti, non risponde solo a finalità estetiche (si pensi al recupero post trauma), ragion per cui, qualora si fosse ad esempio propensi ad un apparecchio più orientato alla riabilitazione, è opportuno verificare, al momento dell’acquisto, che esso sia stato progettato proprio per questa finalità.

Elettrostimolazione EMS e TENS: differenze

Dopo aver definito l’elettrostimolatore, gli aspetti che lo caratterizzano, ed i campi in cui trova applicazione, è opportuno dare spazio, in questa trattazione, a quelle che sono le differenze tra l’elettrostimolazione EMS e TENS, cioè tra elettrostimolazione muscolare ed elettroterapia antalgica.

Per comprendere le differenze esistenti tra le due diverse tipologie di elettrostimolazione, bisogna innanzitutto circoscrivere i relativi ambiti di utilizzo ed illustrare le modalità con cui agiscono gli impulsi elettrici inviati dai due apparecchi.

La EMS (o Electro Muscle Stimulation) è la più nota. Presente in quasi ogni elettrostimolatore, stimola il muscolo affinché il soggetto possa ricevere benefici sportivi (sviluppare la forza, la resistenza o la massa muscolare, ad esempio) ed anche riabilitativi (mantenere la tonicità muscolare a seguito di un infortunio per il quale si è costretti all’immobilità).

Altri utilizzi della EMS in campo sportivo sono quelli legati al riscaldamento, al recupero ed alla capillarizzazione, ed anche al miglioramento della resistenza aerobica, se piace correre. Attenzione, però, l’elettrostimolatore muscolare EMS non può essere adoperato in sostituzione dell’attività fisica, ma solo quale parte integrante di un programma di allenamento: ciò in quanto il principio di funzionamento dell’elettrostimolatore si fonda sulla contrazione involontaria che non è efficiente come quella volontaria, verificantesi solo durante l’esercizio pratico.

Un elettrostimolatore EMS può essere utilizzato sia su un determinato gruppo di muscoli, che sull’intero corpo (EMS Total Body), servendosi di una tuta in tessuto tecnico che consente di applicare elettrodi su diverse aree del corpo, stimolando l’80% delle fibre muscolari del corpo stesso. Detto trattamento, oltre a garantire un maggiore effetto allenante con soli 20 minuti di esercizi, offre tanti vantaggi a livello generale, quali il miglioramento della pressione sanguigna o l’attenuazione dei dolori articolari.

In campo riabilitativo invece, come poc’anzi anticipato, l’elettrostimolazione EMS si rivela assai utile per rieducare i muscoli al movimento dopo un periodo di inattività causata da infortunio, ma anche per prevenire o ritardare l’atrofia muscolare, scongiurare trombosi venose e “distendere” spasmi muscolari.

L’utilizzo della corrente EMS nei predetti ambiti – quello sportivo e quello riabilitativo – si spiega in virtù della sua capacità di riprodurre uno stimolo elettrico sul muscolo, molto simile a quello inviato dal cervello mediante il sistema nervoso centrale, che lo induce a contrarsi e ad eseguire un movimento. Gli impulsi elettrici degli apparecchi EMS, dunque, “intervengono” in modo diretto sui muscoli e sui nervi motori, a differenza di quelli TENS – come vedremo di qui a poco – che agiscono a livello cutaneo e sui nervi sensori.

L’elettrostimolazione TENS (o Transcutaneous Electrical Nerve Stimulator), è una tecnica di elettrostimolazione dalle finalità antalgiche, adoperata in fisioterapia per il trattamento del dolore. Diverse sono le patologie per le quali trova applicazione: lombalgia, tendinite, osteoartrite, ad esempio, ma anche sofferenze successive ad un intervento chirurgico o ad un parto; di estrema validità anche nei casi di distrofia muscolare e di muscoli denervati. Va sottolineato, al riguardo, che il suo impiego ha scopi esclusivamente antidolorifici, e non curativi.

La TENS si fonda su onde elettriche trasmesse attraverso la cute, dalla breve cronassia, che induce a definire questa tecnica di stimolazioni a microimpulsi analgesici. Le frequenze adoperate sono tra 2hz e 150hz: un elettrodo negativo è collocato nel punto in cui il dolore ha origine, mentre uno positivo è posizionato alla parte estrema dell’area in cui il dolore stesso si propaga.

Per tutta la durata del trattamento, il paziente percepisce una sensazione di formicolio, che va tenuto continuo ed uniforme, “intensificando” il livello di stimolazione qualora si venisse a creare una sorta di assuefazione. Bisogna però prestare attenzione, perché un aumento di intensità potrebbe pregiudicare la buona riuscita del trattamento stesso.

Il sollievo conseguente è subitaneo, solitamente dopo 15 minuti di trattamento; di contro, tuttavia, detto sollievo scompare in un arco di tempo relativamente breve (2-3 ore).

Diversi sono i programmi di elettrostimolazione con corrente TENS:

  • convenzionale o antalgica rapida, che interviene in maniera diretta sul sintomo del dolore, bloccando il dolore stesso a livello spinale. Il trattamento dura in genere 30/40 minuti, e miglioramenti apprezzabili si riscontrano dopo circa 12 “interventi”;
  • ritardata o endorfinica, che consente di aumentare la produzione di sostanze morfinosimili o una maggiore vascolarizzazione, dalla funzione analgesica. Le applicazioni hanno una durata di circa 20 minuti ciascuna, i benefici si percepiscono dopo circa 2 ore di trattamento;
  • a scansione, in cui il trattamento vede variare frequenza e larghezza dell’impulso per evitare l’abituarsi allo stimolo;
  • con valori massimi, programma che blocca perifericamente gli impulsi dolorosi, producendo un effetto analgesico;
  • ad impulsi Burst, dai risultati analoghi al programma Ritardato o Endorfinico, adoperando, però, le frequenze proprie di quello Convenzionale.

Elettrostimolazione con microcorrenti (MCR o MENS)

Se l’elettrostimolazione con corrente TENS viene utilizzata per far fronte al dolore e lenirlo, quella con microcorrenti (MCR o MENS) ha uno scopo curativo, oltre che antidolorifico. Ma cosa si intende per microcorrenti? Si tratta di impulsi a bassissima intensità (microampere) che producono ATP (adenosina trifosfato) e promuovono la sintesi delle proteine, agevolando in tal modo la ricostruzione dei tessuti danneggiati.

Sono due, infatti, le fasi solitamente previste da questa terapia: una prima fase, tesa soprattutto alla diminuzione del dolore, ed una seconda, che risolve il trauma, riparando appunto il tessuto deteriorato, come appena messo in evidenza, ed accelerando una guarigione di base. Le due fasi sono attuate in sequenza.

In merito alla durata del trattamento, essa va tra i 15 e i 30 minuti nella prima fase, e tra i 5 e i 10 nella seconda (5 minuti di default ), con un trattamento al giorno o ogni due giorni, in linea generale. Perché i risultati siano apprezzabili, il periodo della terapia può andare dai 10 ai 45 giorni; dopo di che, si suggeriscono da 5 a 10 sedute di continuazione della terapia stessa.

La bassissima intensità delle microcorrenti (microampere, appunto) differenzia questo tipo di elettrostimolazione dalle terapie di elettrostimolazione convenzionali, che adoperano correnti con intensità dell’ordine di milliampere (mA); bassissima intensità, questa, che è al di sotto della soglia del dolore percepita dell’uomo, e che, dunque non reca alcun disturbo al paziente che si sottopone al trattamento.

Notevoli i vantaggi offerti dall’elettrostimolazione con microcorrenti:

  • sicurezza
  • comfort
  • diminuzione del dolore sia acuto che cronico
  • rapido recupero dei tessuti e veloce guarigione di ferite, cicatrici e fratture ossee
  • nessun dolore, nessun effetto collaterale o complicazione
  • produzione di fibre collagene, che agevolano l’elasticità della pelle

Diversi i programmi previsti da un elettrostimolatore che adopera microcorrenti. A titolo esemplificativo, segnaliamo i seguenti:

  • recupero muscolare
  • distorsioni
  • trauma generico
  • sciatalgia/lombalgia
  • torcicollo/colpo di frusta

Va tuttavia sottolineato che non tutti i predetti programmi sono sempre disponibili all’interno dell’elettrostimolatore stesso.

Segnaliamo infine che le microcorrenti possono essere abbinate con l’elettrostimolazione TENS, abbinamento, questo, di grande utilità in caso di dolori acuti o sintomi di contrazione/intorpidimento muscolare o paralisi.

Elettrostimolazione con correnti FES

Una tipologia di elettrostimolazione, che di recente sta prendendo piede in virtù della sua efficacia, è la FES (stimolazione elettrica funzionale), che, utilizzata per rinforzare il pavimento pelvico, consente di trattare problematiche imbarazzanti quali l’incontinenza urinaria e l’incontinenza rettale. Situazioni di forti disagio, queste, proprie non solo dei soggetti più anziani, ma anche di quelli giovani, che possono verificarsi in qualsiasi momento, anche nei meno opportuni.

Ma ciò da cosa dipende? Da un’involontaria contrazione della muscolatura vescicale, che può avvenire più volte nell’arco di uno stesso giorno: se si verifica per più di 8 volte, allora si può parlare di iperattività della vescica.

Se le uniche soluzioni per far fronte all’incontinenza, consistevano, fino a poco tempo, in cure farmacologiche o in interventi chirurgici, oggi invece un riscontro positivo è dato dall’elettrostimolazione perineale.

Il trattamento, che non reca alcun disturbo per il paziente, avviene adoperando sonde vaginali o rettali, in collegamento con un sistema computerizzato che invia stimolazioni intermittenti con corrente alternata a bassa frequenza.

Un’altra soluzione è data dall’elettrostimolazione del nervo tibiale posteriore in prossimità della caviglia. Un ago è introdotto per via percutanea a circa 5 cm cranialmente al malleolo mediale della caviglia destra o sinistra e poco posteriormente rispetto alla tibia; un elettrodo di superficie è poi collocato sulla zona mediale del calcagno ipsilaterale. Ago ed elettrodo vengono collegati ad uno stimolatore elettrico di basso voltaggio; la corrente di stimolazione – variabile da 1 a 10 mA con una frequenza fissa di 20 Hz – viene potenziata fino a quando non si osserva la flessione dell’alluce o l’apertura a ventaglio di tutte le dita del piede. In caso di mancata risposta motoria, si rimuove l’ago e la procedura si ripete.

Controindicazioni all’elettrostimolazione in oggetto ne esistono? Premessa la necessità di discutere indicazioni, modalità di utilizzo e controindicazioni stesse con un medico specialista, l’elettrostimolazione perineale non può essere effettuata in determinati casi. Qui di seguito ne elenchiamo qualcuno:

  • portatori di pacemakers non schermati;
  • emorroidi in condizione acuta;
  • infezioni urinarie e vaginali in atto;
  • ferite ed abrasione a carico delle mucose.

Elettrostimolazione per ionoforesi e con corrente denervata

Meritano di essere menzionate, nell’ambito della presente trattazione, anche l’elettrostimolazione per ionoforesi e l’elettrostimolazione con corrente denervata.

La ionoforesi è una tecnica elettroterapica che utilizza la corrente continua per somministrare un farmaco in via transcutanea: in tal modo si evita l’assunzione del farmaco stesso per via orale – somministrazione che potrebbe provocare effetti collaterali – e si agisce in modo diretto sulla zona da trattare. Detta tecnica è ideale per dolori articolari, cervicali, lombalgie, sciatalgie, distorsioni e strappi muscolari, cellulite ed iperidrosi. Praticata dagli specialisti, può essere effettuata anche a casa, preferibilmente a seguito di parere medico, e dopo un’adeguata preparazione in merito.

L’elettrostimolazione con corrente denervata, invece, è adoperata esclusivamente per i muscoli denervati, allo scopo di rallentare i processi degenerativi. Ma cos’è la denervazione? È una forte riduzione delle dimensioni delle fibre muscolari, a seguito dell’interruzione, totale o parziale, delle connessioni nervose, e ciò a causa di un trauma o di una patologia.

In merito al trattamento, l’elettrostimolatore interviene sul muscolo inviando impulsi elettrici trasmessi attraverso elettrodi: ciò consente di stimolare il muscolo denervato rallentandone la degenerazione, e di conservare così attivo ogni processo metabolico connesso alla contrazione. L’utilizzo di questa procedura – che deve essere quotidiano – sarà diverso a seconda della tipologia di denervazione, se totale o parziale. Nel primo caso, possono essere adoperate correnti rettangolari, ossia una corrente unidirezionale con impulso a forma rettangolare, modificabile in intensità, pausa e durata. Se invece si è in presenza di un muscolo parzialmente denervato, si utilizzeranno correnti triangolari ed esponenziali, che non recheranno fastidio alla parte sana del muscolo.

Si tratta, ovviamente, di indicazioni generali: sarà infatti il medico specialista a decidere come procedere, in base alla specifica situazione.

Elettrostimolatore senza fili

Se si desidera totale libertà di movimenti, l’elettrostimolatore senza fili è la scelta migliore, in quanto non necessita dei cavi per il collegamento degli elettrodi, cavi che possono costituire un “limite” nei comuni dispositivi di questa tipologia. Massima comodità, dunque, e nessun rischio di staccare gli elettrodi, qualora, inavvertitamente, si compissero movimenti improvvisi.

Un’avanzata tipologia di elettrostimolatori wireless è quella a fogli adesivi, che non prevede una divisione tra dispositivo ed elettrodi: essi sono un “unicum”, un tutt’uno. Basta applicare l’apparecchio direttamente sul proprio corpo, selezionando il programma che è adatto al muscolo su cui lavorare. Potranno così essere tonificati glutei, braccia, addome.

Tra gli apparecchi che non presentano cavi, è possibile anche scegliere un elettrostimolatore a farfalla, che si distingue dai modelli classici in virtù della sua “linea”, che rievoca, appunto, quella di una farfalla.

Il suo punto di forza è da ricercare, oltre che nelle piccole dimensioni, nella libertà offerta, dal momento che gli elettrodi non devono essere collegati con i cavi, ma sono già “parte integrante” del dispositivo. Adoperabile sia per l’allenamento fisico che come trattamento antidolore (in relazione, però, ai programmi presenti nell’apparecchio scelto), l’elettrostimolatore a farfalla non è però efficace come un tradizionale elettrostimolatore, essendo meno potente. Questo è il motivo per il quale se ne consiglia un utilizzo solo per trattamenti anti-dolore non particolarmente intensi, che non richiedono un prodotto maggiormente efficiente.

Vantaggi e svantaggi

L’aver esaminato nel dettaglio ogni aspetto legato all’elettrostimolatore, ci consente di “tirare le somme” di quelli che sono i vantaggi di questo apparecchio, riassumendoli brevemente ma al contempo mettendoli in evidenza in maniera chiara e completa.

Leggero ed agevole da usare, l’elettrostimolatore è l’ideale per i trattamenti post-infortunio: in caso di infortunio di tipo muscolare, infatti, bisogna attendere che la lesione si riassorba per poter allenare il muscolo. Ed è in casi di questo tipo che il dispositivo in esame manifesta tutta la su utilità, mantenendo tonici i muscoli – e conservandone la massa – durante i periodi di inattività forzata.

Ottimo anche per i trattamenti riabilitativi, in particolar modo durante i periodi di convalescenza successivi ad un intervento chirurgico: l’elettrostimolatore, infatti, permette di conservare la tonicità del muscolo, favorendo pure il recupero del tono del muscolo stesso, se interessato dal predetto intervento chirurgico.

Il dispositivo in esame protegge, a livello sportivo, il sistema muscolo-tendineo, allenandolo e rassodandolo. Ed ha anche funzione antidolorifica (ciò, ovviamente, dipende dalla tipologia di apparecchio e dalla sua efficacia).

Dal punto di vista estetico, infine, contribuisce a migliorare la propria immagine, rassodando e definendo, quale integrazione ai normali processi di dimagrimento (dieta e attività sportiva). Favorisce altresì la lipolisi, cioè lo scioglimento del tessuto adiposo, ed è di valido aiuto per il drenaggio ed il rilassamento; se impostato alle frequenze più basse, poi, ha anche un gradevole effetto massaggiante, dai positivi risultati sulla cute.

A fronte di tutti questi vantaggi dell’elettrostimolatore, vanno però segnalati determinati svantaggi. Come già anticipato, detto dispositivo non sostituisce, ma integra, e ciò in considerazione del fatto che lavora su pochi muscoli alla volta. Richiede, poi, un impegno medio, che non “corrisponde” alla rilassatezza “comunicata” da alcune immagini pubblicitarie.

Non da ultimo, vanno considerate alcune controindicazioni, perché in taluni casi l’utilizzo dell’elettrostimolatore può risultare nocivo: ci occupiamo di questo aspetto proprio nel paragrafo che segue.

Quali sono le controindicazioni?

Non tutti possono sottoporsi all’elettrostimolazione, ed al riguardo, si raccomanda di leggere attentamente quanto scritto nel libretto di istruzioni, ma, soprattutto, di rivolgersi allo specialista.

Qui di seguito elenchiamo le principali situazioni in cui è controindicato l’uso dell’elettrostimolatore, sottolineando che ogni soggetto è un caso a sé (rendendosi di conseguenza necessario, come or ora fatto presente, il parere medico):

  • portatori di pacemaker;
  • donne in stato di gravidanza;
  • pazienti affetti da diabete, cardiopatia, neoplasia ed epilessia;
  • pazienti affetti da trombosi o ischemia, o da seri problemi di salute, come tumori dell’apparato digerente;
  • in presenza di ulcera, dermatite, varici, ferite, irritazioni cutanee.

Gli elettrodi non vanno mai collocati sulla parte anteriore e laterale del collo, sul torace in caso di aritmie cardiache, e sulla fascia addominale in caso di ernie.

I prezzi

Grazie all’ampia disponibilità di modelli presenti sul mercato, sono variabili, rispondendo così alle diverse, personali, esigenze, ed al budget a propria disposizione: i costi di un elettrostimolatore vanno da 50 Euro ad oltre 1000 per apparecchi innovativi ed avanzati, progettati per uso professionale, medico o fisioterapico. Ciò che maggiormente fa la differenza tra una cintura training addominale o un normale elettrostimolatore addominali completi e un dispositivo professionale, è il numero di canali adoperati, l’essere o meno wireless, ed i programmi già presenti sul dispositivo stesso.

La scelta, come or ora sottolineato, è strettamente correlata alle proprie necessità e all’uso al quale l’elettrostimolatore stesso sarà destinato.

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